Denti del giudizio: quando toglierli o tenerli? Tutto quello che devi sapere

Se i denti del giudizio si comportassero davvero con giudizio, non ci darebbero tanto fastidio! Molto spesso, infatti, reclamano attenzione facendo sentire la loro… dolorosa presenza. Per tantissime persone, i denti del giudizio sono davvero un problema fastidioso e ingombrante.

Quando è il caso di toglierli e perché? Quando, invece, l’intervento non è necessario? Se anche tu ti trovi a dover gestire questi inquilini poco graditi, sei proprio nel posto giusto: vediamo insieme di conoscere bene i famigerati wisdom teeth e come comportarsi quando la situazione diventa critica.

Cosa sono i denti del giudizio e perché si chiamano così?

Il dente del giudizio, o anche terzo molare, è uno dei tre molari presenti in ciascuno dei quattro quadranti della nostra dentatura. La nota espressione “dente del giudizio”, è riconducibile al fatto che questi denti compaiono generalmente tra i 18 e i 30 anni di età (la fascia di età durante la quale, appunto, si dovrebbe “mettere giudizio”). Il dente del giudizio è anche chiamato “ottavo”, poiché è l’ottavo dente di ciascuna emiarcata (la metà di un’arcata dentaria).

Perché spuntano i denti del giudizio?

I denti del giudizio non sono utili per la masticazione. Ma allora perché esistono? Per capirlo, dobbiamo fare una capriola all’indietro sulla linea del tempo.

Gli uomini primitivi avevano le sembianze simili a quelle delle scimmie; la parte del neurocranio, che contiene il cervello, era di dimensioni molto ridotte. Invece, lo splancnocranio, cioè la parte anteriore del viso, era più grande.

Dunque, le ossa mascellari degli uomini primitivi erano più grandi rispetto alle nostre, e riuscivano ad accogliere un maggior numero di denti. I denti degli uomini primitivi dovevano frantumare alimenti duri, crudi, come per esempio bacche e radici, meno lavorati, e dunque masticazione e triturazione erano fondamentali: necessitavano di muscoli masticatori vigorosi e di tutti i denti molari.

Con l’evoluzione, il nostro neurocranio è diventato più grande per lasciare spazio a una materia cerebrale maggiormente sviluppata, riducendo invece l’ingombro delle ossa mascellari. Il numero dei denti è rimasto invariato, ma la mascella e mandibola sono più piccole, e dunque il dente del giudizio che spunta per ultimo trova meno spazio e ha spesso ha dei problemi perché lo spazio a disposizione è stato occupato dagli altri denti.

È probabile che tra qualche secolo i denti del giudizio non esisteranno più; nel frattempo, continua a rimanerne traccia nella bocca di qualche povero malcapitato tra noi umani del presente.

A parte gli scherzi, c’è da dire che non per tutte le persone i denti del giudizio costituiscono un problema: alcuni di noi hanno spazio a sufficienza per lasciarli crescere senza fastidio, mentre altre persone sono addirittura prive dei terzi molari.

Quanti sono i terzi molari?

Non c’è una risposta esatta. Generalmente ce ne sono quattro in tutto, uno per ciascuna emiarcata; talvolta ne spunta qualcuno in più (iperdonzia) o qualcuno in meno (ipodonzia). Quando ci sono più di quattro denti del giudizio, è sempre meglio estrarli.

Dove e come spuntano i denti del giudizio?

Nascono per ultimi, e quindi devono accontentarsi dello spazio che trovano. Proprio per questa ragione, crescono in posizioni atipiche (terzi molari storti) e possono rovinare i tuoi denti perfetti.

Infatti, talvolta, il dente del giudizio ha uno sviluppo disallineato rispetto agli altri denti, per esempio può crescere in senso orizzontale, determinando lo spostamento degli altri elementi dentali, provocando pressione sul dente adiacente e possibili infiammazioni gengivali (ad esempio la pericoronite, una infiammazione gengivale in fase di eruzione del dente).

Altre volte, il dente del giudizio è completamente incluso nell’osso (dente incluso): ciò ha luogo quando il terzo molare non riesce a perforare la gengiva per uscire, rimanendo inglobato nell’osso. In tal caso, il dente può essere individuato solo per mezzo di una radiografia panoramica (OPT).

Un caso ulteriore è quello del cosiddetto “dente ritenuto”, che si verifica quando parte del terzo molare rimane sotto al livello del bordo gengivale: in questo modo, non riesce a partecipare a una occlusione completa con l’arcata opposta.

Quali sintomi provocano i denti del giudizio?

Quando si manifestano in maniera sintomatica, si presenta solitamente questa situazione:

  • Dolore intenso e crescente ai denti adiacenti e nell’area mascellare e mandibolare;
  • Arrossamento e progressivo rigonfiamento gengivale; la gengiva può gonfiarsi a tal punto da rimanere “schiacciata” tra i denti;
  • Difficoltà a masticare, ad aprire e chiudere la bocca;
  • Possibile comparsa di febbre e mal di testa.

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Estrazione del dente del giudizio: quando è necessaria?

Come accennavamo poco fa, non sempre i denti del giudizio causano problemi. Infatti, a volte possono trovare lo spazio adeguato e rimanere perfettamente allineati nella loro sede, senza dare fastidio. Tuttavia, alcune condizioni rendono necessaria l’estrazione, scopriamo insieme quali.

Dente del giudizio parzialmente fuoriuscito

Poco fa avevamo parlato di pericoronite (o disodontiasi), dovuta a uno sviluppo disallineato del terzo molare. In tale evenienza, si crea un inevitabile accumulo di residui di cibo. La difficoltà di detersione del dente può promuovere la comparsa di carie, con l’estensione di questa problematica anche agli elementi dentali adiacenti.

Terzo molare parzialmente fuoriuscito e inclinato

In questa situazione, oltre all’insorgenza di ascessi e infiammazioni, si può cariare il penultimo molare.

Denti del giudizio che creano problemi parodontali

Alle volte, per via dell’accumulo di residui alimentari, possono insorgere problemi parodontali al secondo molare, difficilmente trattabili, se non con l’estrazione. Invece, l’estrazione del terzo molare promuove l’autodetersione e agevola lo spazzolamento dei denti, con un miglioramento della parodontite, se presente.

Dente del giudizio con carie

Curare un dente che non ha alcuna finalità pratica è inutile, per cui questo è un tipico caso in cui l’estrazione è consigliata. Essendo questa zona poco detergibile, l’accumulo di placca fa cariare più frequentemente il dente; se si caria il dente del giudizio poco importa, perché è destinato all’estrazione. Tuttavia, ci sono casi in cui invece l’accumulo di placca coinvolge anche il settimo, ossia il secondo molare.

Qui la situazione è delicata: la carie sul settimo non colpisce la corona, ma le parti più basse, quelle della radice; purtroppo, le carie radicolari sono spesso causa di estrazione dentale: per salvare un dente inutile, si è costretti a togliere settimi perfettamente sani perché il dente del giudizio ne ha compromesso la permanenza in bocca attraverso le carie radicolari.

Per prevenire questa situazione, è necessario effettuare l’estrazione preventiva del dente del giudizio ed evitare un danno irreparabile al dente accanto.

In caso di ascesso

Spesso l’eruzione del dente avviene in modo parziale: ciò comporta che il dente fori la gengiva, senza uscire completamente; quindi, se in un dente normale il processo di eruzione avviene spontaneamente e la gengiva si organizza “attaccandosi” attorno al dente, in un dente fuoriuscito parzialmente la gengiva è solo in parte forata, e di conseguenza consente l’accesso a ristagni di cibo e batteri, dando origine ad ascessi in zona locale.

L’ascesso può essere di due tipi:

  1. Macroascesso. L’angolo della mandibola appare gonfio ed è associato a forte dolore. Questa è l’evenienza più nota, ma non la più frequente;
  2. Microascesso. È il caso più frequente, si tratta di un ascesso localizzato che non necessariamente comporta il gonfiore, ma può determinare un fastidio locale momentaneo. L’andamento clinico è alternante. Il paziente prova dolore per 3- 4 giorni, poi il dolore si attenua e magari si ripresenta dopo 2- 3 mesi, e così via nel corso del tempo. Questo tipo di ascesso tende a risolversi spontaneamente. Di solito, il paziente si reca dal dentista e da lì si scopre la disodontiasi dell’ottavo.

Specie quando gli ascessi si ripresentano con una certa frequenza, il dente del giudizio va rimosso. Peraltro, per via della posizione anomala in cui crescono spesso i denti del giudizio, può risultare difficoltoso praticare l’igiene orale con qualunque spazzolino.

Per questa ragione, frequentemente si verificano degli ascessi da trattare momentaneamente con la terapia farmacologica. Quando l’ascesso è rientrato, è poi necessario procedere con l’estrazione del dente del giudizio.

Un ascesso non adeguatamente curato può determinare alcune conseguenze severe, come per esempio ascesso sottomandibolare, cerebrale, anestesia del nervo alveolare inferiore, fistola cutanea, trisma mandibolare (le mandibole si chiudono e non si aprono), rialzo febbrile.

In caso di apparecchio ortodontico

Il dente del giudizio può provocare sugli altri denti una pressione tale da contrastare le pressioni ortodontiche esercitate dall’apparecchio stesso.

In quali casi può essere evitata l’estrazione del dente del giudizio?

Abbiamo già avuto modo di osservare che, in assenza di sintomi e problematiche correlate, non c’è necessità di rimuovere i denti del giudizio. In ogni caso, ricordiamo che ogni situazione è individuale e diversa dalle altre.

La decisione è a discrezione dello specialista odontoiatra, che valuterà la soluzione più adeguata al benessere del paziente, anche perché si tratta di un intervento chirurgico da ponderare con attenzione: per questo devi affidarti al miglior studio dentistico.

La scelta “conservativa” può essere praticabile se il dente del giudizio è ben posizionato in sede nella cavità orale, e con un corretto punto di contatto con il dente anteriore.

Inoltre, in alcuni casi, soprattutto quando la gengiva che circonda il dente del giudizio è particolarmente gonfia, si può valutare una soluzione alternativa all’estrazione: dopo l’anestesia, è possibile rimuovere la porzione di gengiva infiammata e in eccesso (gengivectomia) tramite il laser.

A quale età dovrebbero essere estratti i denti del giudizio?

Non c’è un’età esatta. Solitamente, se il fastidio è intenso e i problemi sono frequenti, è preferibile rimuovere il dente del giudizio tempestivamente. In alcuni casi, è consigliabile e più semplice estrarre il dente del giudizio prima che sia completamente formato (si parla di “germectomia”).

Alcune ricerche scientifiche dimostrano che, se l’estrazione viene effettuata entro i 25 anni di età, la zona in cui viene estratto il dente ha un recupero del 100% (restituitio ad integrum dei tessuti di sostegno): il sito guarisce completamente, ricrescono completamente sia l’osso sia le gengiva.

Superata questa età, possono invece rimanere dei residuati. Infatti, se l’età di estrazione è adulta, può non verificarsi una completa guarigione dell’area. Dunque, come muoversi? Se ci si sottopone a una panoramica a 18 anni e si osserva chiaramente una posizione alterata del dente, l’estrazione è di sicuro necessaria entro i 25 anni di età.

Come prepararsi all’estrazione del dente del giudizio?

Prima di un’estrazione dentale:

  • Ricorda di praticare correttamente l’igiene orale quotidiana utilizzando spazzolino, filo interdentale o scovolino, monociuffo. In alcuni casi, nei giorni precedenti all’intervento, ti potrebbe essere suggerito di effettuare alcuni sciacqui con un collutorio antibatterico, ma solo se prescritto specificamente dall’odontoiatra.
  • Informa sempre il tuo odontoiatra sulle tue condizioni di salute: è importante riferire se stai assumendo farmaci, se soffri di allergie a medicinali o materiali (come ad esempio il lattice), se sei in stato di gravidanza (presunta o accertata).
  • Cerca di non preoccuparti! Sì, certo, ci sono cose più divertenti che farsi togliere il dente del giudizio, ma ricorda che è funzionale alla tua salute dentale, e non è un intervento a cuore aperto.

Come avviene l’intervento di estrazione del terzo molare

L’estrazione del dente del giudizio è soggetta a un’amplissima variabilità. Ci sono denti del giudizio che possono essere estratti facilmente come un dente normale; altri, invece, richiedono estrazioni decisamente complicate. Cosa è bene fare?

L’importanza di una diagnosi adeguata

Il primo passo fondamentale è effettuare una corretta diagnosi, cioè una panoramica dentale che fornirà informazioni precise sulla posizione del dente e delle radici del dente. Infatti, è proprio la presenza di varianti anatomiche della radice del dente del giudizio che ne rende l’estrazione più o meno complessa.

Possono esserci radici “ a fittone, con forma di carota, che rendono l’estrazione semplice; altre volte, il dente del giudizio può avere più radici inclinate, a uncino, che rendono l’estrazione complicata. Se la panoramica mostra una situazione anatomica difficile, è fortemente suggerito un esame radiografico accessorio: la TAC localizzata è ormai superata, oggi si esegue un esame radiografico tridimensionale con la tecnica della CBCT (Cone Beam Computed Tomography).

Si tratta di un esame più preciso che prevede meno radiazioni e immagini più performanti. Questa procedura è fondamentale poiché restituisce un’immagine tridimensionale e quindi uno studio dell’anatomia 3D sul quale ci si può preparare meglio, soprattutto in caso di denti complicati.

Cosa fare in caso di estrazioni difficili

Una nota particolare per ciò che riguarda i denti del giudizio dell’arcata inferiore: nella mandibola passa un nervo molto importante, ossia il nervo alveolare inferiore. I denti del giudizio possono essere anche molto vicini a questo nervo.

La Cone Beam mostrerà la vicinanza al nervo alveolare inferiore e consentirà di preparare meglio l’intervento. L’anatomia radicolare e la presenza più o meno vicina al nervo rendono l’estrazione dei denti del giudizio inferiori più complicata rispetto all’estrazione dei denti superiori. Anche qui la variazione anatomica è elevata, e anche in questo caso si possono riscontrare casi semplici e casi più complessi.

Il consiglio è rivolgersi a un professionista esperto di casi difficili; per questo motivo, nel nostro team abbiamo introdotto una chirurga maxillo-facciale, la dottoressa Simona Mazzoni, che ha maturato un’esperienza molto importante e alla quale affidiamo l’estrazione dei denti più complicati, ottenendo grandi risultati e rendendo più semplici anche estrazioni particolarmente ostiche.

In caso di estrazioni particolarmente difficili, gli interventi sono eseguiti in collaborazione con l’anestesista, in grado di indurre una sedazione cosciente, con un completo controllo dell’ansia e del dolore. L’utilizzo dell’anestesia cosciente è molto utile anche per il controllo del tempo: alcuni interventi possono infatti durare fino a un’ora e mezza, ma il paziente sedato non ha l’esatta percezione del tempo, e riesce a tollerare più facilmente anche procedure più lunghe.

Per i denti più semplici, l’estrazione dura pochi minuti e non è nemmeno necessario applicare punti di sutura; invece, nei casi più complicati, si rende necessario aprire un lembo, allontanando la gengiva per effettuare delle incisioni su di essa e molto frequentemente il dente viene separato in piccoli pezzi, separando corona e radici, dunque difficilmente viene estratto il dente intero.

Questa tecnica della separazione del blocco radicolare dalla corona è molto utile perché, “segmentando” il dente in piccole porzioni, si può effettuare una estrazione più conservativa, indubbiamente più gradevole per il paziente. In questi casi complicati, l’intervento richiede l’applicazione dei punti di sutura.

Estrarre i denti del giudizio provoca dolore?

Domanda gettonatissima, soprattutto per chi già teme le visite dentistiche e qualunque tipo di approccio. Il tuo dentista di fiducia ti rassicurerà: l’estrazione del terzo molare viene eseguita in anestesia locale, ed è ormai un intervento di routine.

Inoltre, le pratiche anestesiologiche odierne sono piuttosto evolute, e si può affrontare l’intervento con serenità e fiducia. Dopo l’estrazione, è normale che si verifichino un po’ di gonfiore e dolore: fanno parte del normale decorso di guarigione e possono essere alleviati con un analgesico mirato e suggerito dall’odontoiatra.

Quanto dura il dolore post estrazione?

Saranno necessari 3- 4 giorni di recupero, fino a una settimana di recupero, ma la durata del fastidio è soggettiva, potrebbe dipendere anche dalle caratteristiche dell’intervento di estrazione; lo stesso discorso è valido per il gonfiore; tuttavia ricorda che, come abbiamo detto poco fa, analgesici e antinfiammatori saranno di grande aiuto nella gestione del fastidio: non temere!

Quali regole seguire dopo l’estrazione del dente del giudizio?

Il post operatorio non comporta particolari accorgimenti, specie nei casi più semplici di estrazione (la sera stessa puoi anche uscire a divertirti con gli amici!).

Invece, nei casi di estrazione più complicati, soprattutto dei denti inferiori, si richiedono circa 3-4 giorni di controllo della dieta (cibi morbidi e freddi sono preferibili), per poi reintegrare la consueta alimentazione una volta superati i 3- 4 giorni.

A seconda del tipo di intervento, può comparire un edema; in alcuni casi non c’è gonfiore, in altri casi c’è un gonfiore localizzato che perdura 2-3 giorni. Il dolore non è mai una componente così importante, ma può essere gestito agevolmente con una terapia analgesica da effettuare a casa, assumendo 2-3 pastiglie al giorno di antidolorifico, sufficienti per controllare e superare la fase del post operatorio.

Riassumendo, ecco alcune pratiche utili dopo l’intervento di estrazione:

  • Può dare sollievo applicare del ghiaccio all’esterno della mascella, in corrispondenza dell’area dell’intervento. Rimuovere il ghiaccio dopo 10 minuti e fare un altro impacco dopo altri minuti.
  • La dieta ideale dopo l’intervento prevede cibi freschi, morbidi, e molti liquidi, magari bevuti con una cannuccia se hai difficoltà ad aprire la bocca. Stai cercando un pretesto valido per ordinare una maxi vaschetta gelato? Questa è l’occasione perfetta!
  • Un riposo adeguato, nei giorni successivi all’intervento, promuove una rapida guarigione. Coricarsi tenendo la testa sollevata da più cuscini può contribuire a migliorare la situazione.
  • L’odontoiatra ti prescriverà un antibiotico a scopo precauzionale, e probabilmente una terapia ad azione antinfiammatoria-antidolorifica.

Cosa mangiare e cosa evitare dopo la rimozione dei denti del giudizio?

La dieta da seguire dopo un intervento di estrazione prevede alcuni accorgimenti fondamentali:

Quali alimenti e bevande preferire

È consigliabile prediligere alimenti morbidi e freschi come purè a temperatura ambiente, gelatine, fiocchi di latte freschi, frullati, omogeneizzati, budini, così come banana schiacciata o mela grattugiata; bere molti liquidi (acqua, ma anche brodo o zuppe di verdure, purché non caldi). Sì al gelato, purché sia semplicemente cremoso e non contenga pezzi di cioccolato e frutta secca, praline o altri elementi che potrebbero inserirsi o danneggiare la zona sottoposta a intervento.

Quali alimenti e bevande evitare

Sarebbe meglio evitare cibi dalla consistenza dura e croccante, di difficile masticazione, alimenti e bevande caldi, cibi acidi, molto piccanti o speziati, per evitare vasodilatazione e possibili irritazioni della mucosa locale.

Cosa non fare dopo l’estrazione del dente del giudizio

Invece, ecco cosa sarebbe meglio evitare:

  • Evita di sciacquare la bocca per le prime 8-12 ore dopo l’estrazione.
  • Non assumere cibi o bevande calde,
  • Evita di fumare per i primi 2-3 giorni dopo l’intervento.
  • Non masticare gomme per una settimana dopo l’intervento.
  • Non assumere medicinali a base di acido acetilsalicilico, poiché potrebbero interferire con la coagulazione del sangue.
  • Non spazzolare subito i denti adiacenti alla zona trattata, per non danneggiare la ferita (spesso vengono messi i punti di sutura). Invece, potrai lavare i denti spazzolando molto delicatamente tutte le altre aree della bocca.
  • Evita di metterti alla guida dell’auto subito dopo l’intervento (è sempre bene farsi accompagnare da qualcuno, o eventualmente prendere un mezzo pubblico o privato); evitare anche di spostarti in bici, moto o scooter.
  • Evita di praticare sport intenso subito dopo e nelle ore successive all’intervento.

Quanto costa economicamente estrarre un dente del giudizio?

Le tariffe dell’intervento estrattivo sono piuttosto variabili, e dipendono in genere dal livello di difficoltà dell’intervento stesso: solitamente potrebbero oscillare tra 200 e 2000 euro. La variabilità è determinata da tempo, difficoltà anatomica, dall’operatore che effettua l’intervento e dalla presenza o meno dell’anestesista che ha un costo a parte aggiunto alla prestazione eseguite. Anche gli esami accessori come la CBCT hanno costi aggiuntivi.

Spero di aver soddisfatto tutti i tuoi dubbi in merito all’estrazione del dente del giudizio, e di aver dissipato i tuoi timori! Non rinunciare a questo piccolo intervento solo perché sei titubante: dopo l’estrazione del terzo molare capirai che è stata la scelta giusta per il tuo sorriso!

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    Simone Vaccari

    Simone Vaccari

    Si diploma in Odontotecnica con il massimo dei voti nel 1994, poi presso l’Università Degli Studi di Modena e Reggio Emilia si Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria nel 1999 con la votazione di 110/110 e lode. Negli anni 2000 e 2001 frequenta diversi corsi di aggiornamento negli Stati Uniti e in particolare Los Angeles, California, dove ha la possibilità di appassionarsi e di apprendere le tecniche più moderne e innovative in tema di Estetica Dentale. Nel 2003 fonda a Modena lo Studio Vaccari dove esercita la libera professione dedicandosi prevalentemente alla protesi adesiva ed all'estetica dentale. Relatore a numerosi corsi e congressi in Italia e all’estero, è considerato un punto di riferimento internazionale sul tema delle faccette dentali in ceramica.

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