Macchie da caffè sui denti? Ecco come mantenere il bianco del tuo sorriso

7 Dicembre 2022Dicembre 23rd, 2022 Approfondimenti, Approfondimento Sbiancamento Dentale

Bevi caffè? Se sì, forse ti preoccuperà il rischio di macchiare i denti e alterare così la lucentezza del tuo sorriso. Se non sai come smacchiare i denti dal caffè e hai altri dubbi in merito, questo articolo fa per te. 

Preoccupazioni simili sono quelle su altre bevande come e vino.

Ma tornando al caffè, oltre alla sua storia  e ad alcune curiosità, scopriremo qualche accorgimento da seguire per mantenere inalterata la luminosità del tuo sorriso ed evitare alcune problematiche di estetica dentale, come appunto le macchie gialle sui denti.

Macchie da caffè sui denti: cosa succede al nostro sorriso?

Ma il caffè macchia i denti? È opinione comune, a ragion veduta, che il caffè possa macchiare i denti, così come tè e vino rosso. Il tè ha indubbiamente una maggiore pigmentazione rispetto al caffè, ma dobbiamo comunque prestare attenzione.

Buone notizie: una o due tazzine di caffè espresso al giorno non alterano la cromia dei nostri denti e sono perciò associabili a un miglioramento della nostra salute senza intaccare il bianco dei nostri denti.

Da un punto di vista odontoiatrico, il consiglio è di ridurre o eliminare zuccheri e dolcificanti nel caffè: infatti, gli zuccheri sono un’ottima fonte di nutrimento per i batteri del cavo orale, favorendo l’insorgenza di carie. Perciò, il consiglio è di iniziare a bere caffè amaro senza rischi per la salute del cavo orale.

Caffè e denti gialli: cosa fare?

Se bevi più di due tazzine di espresso al giorno, è necessario fare un po’ di attenzione e seguire questi consigli pratici:

  • Consiglio 1 Ridurre la quantità di caffè quotidiana a due tazzine. Come abbiamo visto, ciò riduce il rischio di denti pigmentati.
  • Consiglio 2 Bevi o risciacqua la bocca con acqua dopo aver bevuto il caffè. È vero che è sempre gradevole apprezzare il gusto di questa bevanda tanto amata, ma bere acqua contribuirà a rimuovere parte dei residui depositati sui denti, oltre a neutralizzare l’acidità del caffè. Inoltre, bere acqua aiuterà a mantenere la bocca idratata.
  • Consiglio 3 Non spazzolare i denti immediatamente dopo aver bevuto il caffè. Infatti, ciò contribuirebbe ad abradere lo smalto dentale. Una corretta igiene orale è essenziale e fortemente raccomandata, ma attendi almeno 30 minuti, perché il caffè è una bevanda acida e lo spazzolamento potrebbe contribuire a potenziarne l’effetto corrosivo sullo smalto dentale.
  • Consiglio 4 Favorisci l’autodetersione scegliendo verdure croccanti come sedano, finocchio, mela, che contribuiscono a “lavare” i denti con la masticazione.

Caffè e mal di denti: c’è correlazione?

Non è stata rilevata alcuna relazione lineare tra il consumo di caffè e l’insorgenza o il peggioramento del male ai denti.

Il dolore ai denti può essere determinato da carie (l’eccesso di zucchero è tra i fattori predisponenti) o a una pregressa sensibilità dentinale dovuta, ad esempio, a bruxismo e digrignamento. In questo caso, è bene recarsi tempestivamente presso il proprio studio odontoiatrico di fiducia.

Anzi: da uno studio della Boston University Henry M. Goldman School of Dental Medicine(1) emerge che bere caffè avrebbe un ruolo importante nella salute orale.

Infatti, gli antiossidanti presenti nel caffè avrebbero effetti protettivi contro le malattie della bocca, contribuendo alla riduzione della perdita ossea parodontale.

Gli scienziati sono pervenuti a questa conclusione esaminando i dati di 1.152 pazienti lungo un follow upodontoiatrico iniziato nel 1968.

Bere caffè dopo la pulizia ai denti: si può?

Nessuno vieta di farlo, tuttavia potrebbe alterare il gusto stesso del caffè per via del sapore mentolato e balsamico del dentifricio appena utilizzato.

Inoltre, sarebbe meglio lavare i denti circa 30 minuti dopo aver bevuto caffè, per evitare che si formi una patina pigmentata sullo smalto dentale.

Un po’ di storia del caffè

La storia del caffè risale alle antiche foreste dell’Etiopia. La leggenda narra che la scoperta del caffè si deve a un giovane pastore di nome Kaldi, il quale notò che alcune delle sue capre, dopo aver mangiato le bacche di una certa pianta, erano piene di energia e faticavano a dormire la notte.

Da quelle bacche si ottenne una bevanda e ben presto ci si accorse che quella bevanda conferiva lucidità, energia e maggior concentrazione: nacque così la coltivazione del caffè.

Il suo commercio si diffuse dapprima nella penisola arabica, ma entro il XVI secolo si era già diffuso in Persia (odierno Iran), Egitto, Siria e Turchia.

Nel XVII secolo, il caffè fece il suo ingresso in Europa, e poco dopo si diffuse anche nel resto del mondo. Il caffè è la seconda bevanda più consumata negli Stati Uniti immediatamente dopo l’acqua ed è la principale fonte di caffeina negli adulti. In Italia, il caffè è una bevanda molto gradita: il caffè espresso con gli amici è una delle abitudini conviviali più radicate nel nostro paese.

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Da quali sostanze chimiche è composto il caffè?

Il caffè è una bevanda complessa: contiene più di mille composti, molti dei quali svolgono un’attività biologica nota, come ad esempio caffeina, terpeni (biomolecole), acido clorogenico (noto anche come acido 3-caffeilchinico), trigonellina e altre sostanze, oltre a circa 700 composti volatili, cioè responsabili del caratteristico e inconfondibile aroma.

Questa bevanda è una delle principali fonti di antiossidanti nella dieta americana. Una tipica tazza di caffè da 250 ml (parliamo qui di caffè americano, non di caffè espresso italiano) apporta dai 95 mg ai 200 mg di caffeina.

Alcuni benefici del caffè americano sul rischio di diabete

La quantità di caffeina contenuta nella tipica bevanda vanta alcune proprietà benefiche: il caffè si associa a un minor rischio di diabete mellito di tipo 2. Inoltre, in media, il caffè riduce la glicemia, se bevuto a 2 ore dal pasto, del 13% e l’emoglobina glicata del 7, 5%.

Due meta-analisi confermano una correlazione inversa tra consumo di caffè e rischio di diabete di tipo 2. Infatti, aumentando il consumo di caffè, si riduce il rischio di insorgenza del diabete di tipo 2: bere almeno 4 tazze al giorno riduce il rischio del 28%, mentre bere più di 6 tazze si associa a una riduzione del rischio del 30%.

Da un importante studio giapponese, che seguì per 13 anni il campione di popolazione coinvolto, è emerso che chi beve spesso caffè presenta una riduzione del rischio di diabete di tipo 2 del 40%.

Malgrado i potenziali effetti benefici del caffè, tutte le sostanze che si aggiungono per aumentarne la gradevolezza (per esempio panna, latte o zucchero) ne depauperano o alterano le potenzialità benefiche.

È dunque molto importante considerare che gli effetti positivi appena elencati si riferiscono al consumo di caffè puro, senza eventuali additivi.

Si dice spesso: “se volete vivere a lungo, dite sì al caffè e no allo zucchero”, un adagio salutare e di buon senso: tutti gli studi citati poco fa si riferiscono al consumo di caffè al naturale, senza aggiunta di sostanze zuccherate, edulcoranti, panna, latte o derivati del latte.

Altri vantaggi del caffè americano

Bere caffè offre anche altri vantaggi: bere 5 tazze di caffè istantaneo può migliorare la funzione adipocitaria ed epatica, grazie all’azione della concentrazione di adiponectina (un ormone proteico che regola alcuni processi metabolici) e fetuina- A (una proteina secreta dal fegato).

Bere da 2 a 5 tazze al giorno si associa a tassi inferiori di mortalità, incidenza cardiaca, diabete di tipo 2, malattie epatiche, malattie degenerative cerebrali (come ad esempio il morbo di Parkinson), depressione e suicidio.

In una delle revisioni più importanti e complete su questo argomento, il Dott. Robin Poole e i colleghi sono giunti alla conclusione che bere 3-4 tazze di caffè al giorno si associa a una riduzione della mortalità in seguito a eventi cardiovascolari e cardiopatie.

Inoltre, da alcuni studi europei è emerso che per gli abituali consumatori di caffè la riduzione del rischio di insorgenza delle patologie appena citate è addirittura del 20%.

Ancora una volta, vorrei sottolineare che queste 3-4 tazze di caffè al giorno si riferiscono al caffè americano, con una concentrazione di caffeina inferiore al nostro caffè espresso; perciò le quantità che ti sto citando devono essere ridotte, se rapportate al consumo abituale di caffè espresso italiano.

Ricordiamo che eccedere nell’assunzione di caffè potrebbe invece comportare alcuni effetti collaterali che vedremo nel prosieguo di questo articolo.

Come rendere il caffè amaro gradevole al gusto?

Il caffè è una bevanda amara: se si desidera aggiungere un po’ di dolcezza naturale, meglio scegliere il miele grezzo, ma è consigliabile evitare lo zucchero e qualunque altro tipo di dolcificante perché è dannoso per la salute.

In generale, il consiglio è di abituarsi a ridurre le quantità di zucchero e iniziare ad apprezzare il piacere del caffè amaro.

Caffè: il ruolo positivo dell’acido ferulico sulla salute

Il caffè è una fonte ricca di acido clorogenico, che nell’organismo viene prima metabolizzato in acido caffeico e poi in acido ferulico. Nelle ore successive all’assunzione di caffè, i livelli ematici di acido ferulico superano persino quelli dell’acido caffeico, e probabilmente da ciò dipendono molti effetti benefici.

Negli studi effettuati sui topi da laboratorio, è emerso che l’acido ferulico è protettivo dalla malattia di Parkinson, e contribuisce ad aumentare anche la sintesi del glutatione.

L’acido ferulico può funzionare da “spazzino” e stabilizzante, interrompendo la catena dei radicali liberi. Si è anche visto che l’acido ferulico contribuisce a proteggere dai danni cerebrali e da ischemia e riduce i danni causati dalla citochina infiammatoria (TNFα).

Per queste ragioni, il consumo quotidiano di caffè sembrerebbe essere associato alla prevenzione dall’insorgenza di malattie degenerative, proprio come la malattia di Parkinson o l’Alzheimer. Si tratta di studi piuttosto recenti, i dati sono interessanti e a breve saranno pubblicati ulteriori studi.

Vi sono anche altri effetti positivi sul metabolismo, sull’attenzione, noti benefici noti a tutti noi e facilmente documentabili.

Attenzione ai potenziali effetti collaterali del caffè: occhio a non eccedere!

Bere smodatamente caffè può causare alcuni effetti collaterali, come per esempio insonnia, secchezza delle fauci, disidratazione, palpitazioni e tremori. Inoltre, l’osteoporosi è un possibile effetto avverso anche nelle persone in età avanzata.

Alcuni studi dimostrano che il consumo di caffè da parte delle persone anziane dovrebbe essere ridotto. Inoltre, la caffeina ha un effetto diuretico e potrebbe determinare una perdita di sodio, cloruro e calcio nelle urine.

Qual è la quantità di caffeina raccomandata per ottenere benefici?

La scienza ci viene in aiuto: sono ormai in accordo i vari studi nel confermare che le famose 3 tazze di caffè americano al giorno possono determinare i maggiori effetti positivi e prevenire gli effetti collaterali.

Nel nostro Paese il consumo di caffè americano è meno diffuso, nella nostra cultura il caffè espresso è sicuramente più apprezzato: in questo caso, la quantità ideale si riduce a 1-2 tazzine di espresso al giorno.

Con queste quantità è possibile ottimizzare gli effetti sulla salute. Spero di esserti stato utile con questo excursus culturale e informativo sul consumo di caffè e sui suoi benefici.

Ricorda di seguire i consigli di Paracelso, celebre medico svizzero, che raccomandava la moderazione. Inoltre, non preoccuparti per il tuo sorriso, ma segui con regolarità i suggerimenti che abbiamo visto insieme.

 

 

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    Simone Vaccari

    Simone Vaccari

    Si diploma in Odontotecnica con il massimo dei voti nel 1994, poi presso l’Università Degli Studi di Modena e Reggio Emilia si Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria nel 1999 con la votazione di 110/110 e lode. Negli anni 2000 e 2001 frequenta diversi corsi di aggiornamento negli Stati Uniti e in particolare Los Angeles, California, dove ha la possibilità di appassionarsi e di apprendere le tecniche più moderne e innovative in tema di Estetica Dentale. Nel 2003 fonda a Modena lo Studio Vaccari dove esercita la libera professione dedicandosi prevalentemente alla protesi adesiva ed all'estetica dentale. Relatore a numerosi corsi e congressi in Italia e all’estero, è considerato un punto di riferimento internazionale sul tema delle faccette dentali in ceramica.

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