Il vino fa male ai denti e li macchia? Ecco in che modo preservare la lucentezza del tuo sorriso

, caffè e vino rosso sono nemici del bianco dentale?

Se temi per la lucentezza del tuo sorriso, ma non vuoi rinunciare a un bel bicchiere di rosso, stai per leggere qualcosa che ti interesserà. Infatti, scopriremo se il vino rosso macchia i denti, come comportarci, qualche cenno storico sulla vinificazione e alcune osservazioni sulle proprietà del vino.

Quali sono le quantità ideali di assunzione del vino rosso per ottenere benefici?

Vino rosso fa buon sangue”: è vero! Secondo la guida Dietary Guidelines for Americans1 2015- 2020 (aggiornata al 2020-2025), il consumo di vino rosso dovrebbe essere di 90 ml per la donna e 180 ml per l’uomo, per ottenere benefici a livello cardiovascolare, lipidico e glicemico.

Queste quantità corrispondono al famoso bicchiere di vino rosso a pasto, perciò le quantità consigliate per avere effetti positivi si riducono al popolare consiglio di buonsenso di un bicchiere di rosso a pasto (pranzo o cena).

Il vino rosso macchia i denti? Via libera a un bicchiere a pasto

La notizia del bicchiere a pasto è ottima anche dal punto di vista odontoiatrico, perché tale quantità non intacca il bianco del tuo sorriso e non rischia di provocare un problema di estetica dentale, cioè le macchie sui denti: perciò riuscirai a mantenere il bianco dei tuoi denti, associando anche gli effetti positivi del vino sulla tua salute.

Un altro consiglio è consumare il vino durante il pasto, perché si massimizzano gli effetti del vino, sfruttando l’autodetersione: masticando verdure crude e frutta croccante, come ad esempio mele, sedano, finocchio, si effettua una sommaria pulizia dentale.

Ricorda di praticare una corretta igiene dentale domiciliare: infatti, con lo spazzolamento dopo i pasti, riuscirai a eliminare eventuali macchie dentali, preservando la lucentezza del tuo sorriso.

Il vino bianco macchia i denti?

Secondo uno studio tedesco condotto presso la Johannes Gutenberg University2, lo smalto dei denti verrebbe intaccato più facilmente dal vino bianco per questioni di pH.

Infatti, i vini bianchi hanno un pH più basso (e quindi una maggiore acidità) dei vini rossi, e ciò spiegherebbe la loro maggiore aggressività.

Per questa ragione, è consigliabile preferire il vino rosso, anche per un discorso di proprietà benefiche, e mettere in pratica alcuni accorgimenti, se non si vuole rinunciare al vino bianco.

Per esempio, un corretto abbinamento tra vino e cibo può essere d’aiuto, per l’autodetersione e non solo: mangiare una modesta quantità di formaggio mentre si beve vino bianco può essere indicato, per via del contenuto di calcio, sostanza alla quale il vino “si lega” positivamente sui denti.

Invece, meglio evitare di associare un vino bianco frizzante a succhi di frutta (frequente nei cocktail), per non peggiorare l’acidità.

È poi valido il consiglio di bere acqua alternandola al vino, per stimolare la saliva a neutralizzare l’acidità del vino, e attendere almeno 30 minuti prima di lavarsi i denti, poiché le sostanze acide a lo sfregamento dello spazzolino potrebbero danneggiare lo smalto.

Perché maggiori quantità di vino rosso potrebbero macchiare i denti?

Un articolo comparso sul sito della Rutgers University nel 20193 fornisce alcune motivazioni e alcune soluzioni. Le macchie sui denti causate dal vino rosso sono riconducibili a tre fattori:

  • presenza di antociani, cioè quei pigmenti che danno all’uva il suo colore ricco
  • presenza dei tannini, composti che legano i pigmenti ai denti
  • acidità del vino rosso stesso, che potrebbe incidere sullo smalto dei denti, rendendoli eventualmente più porosi e più suscettibili all’alterazione della cromia naturale

Alcuni consigli forniti da questo studio:

  • Consiglio numero 1 L’opzione migliore è detergere i denti 30 minuti dopo aver bevuto vino.
  • Consiglio numero 2 Evitare di bere vino bianco prima del vino rosso, poiché l’acido extra del vino bianco potrebbe facilitare la comparsa delle macchie.
  • Consiglio numero 3 È utile bere acqua tra un sorso di vino e l’altro: infatti, l’acqua sciacqua il cavo orale e riduce l’acidità del vino, stimolando la saliva che può contrastare i batteri nocivi e mantenere il pH ideale.

Se ho mal di denti, il vino è controindicato?

L’ipersensibilità dentale può essere dovuta all’usura dello smalto causata da digrignamento o bruxismo, a un’infiammazione gengivale, alle carie: in questi casi è sempre necessario prendere appuntamento presso il proprio studio dentistico di fiducia per affrontare il problema.

Tuttavia, non c’è una relazione lineare con il consumo moderato di vino, ferme restando le indicazioni di igiene e mantenimento che abbiamo indicato poco fa.

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Un po’ di storia: il vino e la vinificazione

La storia della vinificazione è molto antica, quasi quanto la vita dell’uomo. I primi segni risalgono a circa 10.000 anni fa, siamo nella regione del Caucaso.

Da lì, la pratica della vinificazione si è diffusa rapidamente in Mesopotamia, Fenicia, Egitto, Grecia, nel Mediterraneo, in Europa e in tutto il mondo.

La diffusione avvenne in maniera verticale e fu molto rapida fino all’inizio del Novecento quando, nell’epoca del proibizionismo, il consumo di alcol venne interdetto in seguito alle forti pressioni di gruppi religiosi e politici, caratterizzati da un atteggiamento fortemente moralista e securitario.

Malgrado la fine del proibizionismo, l’idea dell’alcol come qualcosa di nocivo perdurò, e solo negli ultimi cinquant’anni l’opinione comune è tornata a considerare il consumo di vino come un’abitudine salutare. Solo di recente, dunque, la scienza ha iniziato a capire ciò che le antiche civiltà già sapevano.

Il vino per gli antichi Greci e Romani

Il vino fa parte della cultura alimentare da migliaia di anni, da un punto di vista storico, sociale e religioso. Il consumo di vino risale al Neolitico. Almeno 10.000 anni fa si riscontrano i primi segni di consumo del vino da parte dell’uomo.

Il vino si produceva in ogni parte del mondo, con strumenti differenti. Ippocrate, padre della Medicina moderna, era convinto che gli esseri umani dovessero bere quotidianamente vino annacquato: “Il vino è qualcosa di appropriato sia per il corpo sano, sia per l’uomo malato” sono parole dello stesso Ippocrate.

Gli antichi Greci utilizzavano il vino anche come medicinale e lavavano le ferite con il vino, oltre a utilizzarlo come vettore di somministrazione dei farmaci.

I Greci e i Romani ritenevano che un moderato consumo di vino avesse molti effetti positivi sulla salute. Il medico greco Rufo di Efeso, nel I secolo d. C. affermava che il vino fosse più utile di qualunque altra cosa per la salute; “tuttavia, chiunque lo beva deve essere saggio, se non vuole soffrire di un male irreparabile”.

Qui si introduce già il concetto delle quantità di vino raccomandate: già nell’antica Grecia si capiva come il vino avesse effetti positivi, senza però eccedere e avere effetti negativi.

Paracelso e il concetto della giusta quantità

Questo concetto viene ripreso nel XVI secolo da Paracelso, medico svizzero, il quale affermava: “Se il vino è nutrimento, medicina o veleno dipende dal dosaggio”.

Paracelso è considerato il padre della tossicologia, poiché a lui riconosciamo la frase “è la dose che fa il veleno”. Lo stesso Paracelso scoprì che il vino può avere effetti benefici in relazione alla quantità assunta.

Il proibizionismo negli Stati Uniti

Una visione secondo cui il vino rosso è un importante alleato del sistema cardiovascolare cambiò radicalmente durante il periodo del proibizionismo negli Stati Uniti. Qui, tra il 1920 e il 1933, l’alcol fu abolito e la vendita divenne illegale.

Il divieto venne abrogato e l’alcol liberalizzato, ma lasciò nell’opinione pubblica l’idea che tutte le bevande alcoliche fossero comunque nocive per la salute.

L’astinenza veniva considerata una virtù e questa mentalità rimase dominante ancora per molto tempo, quasi per l’intero ventesimo secolo.

All’alba del ventunesimo secolo, da alcuni studi iniziò a emergere che un consumo moderato di vino rosso poteva ridurre le cardiopatie.

Il paradosso francese 

Sei a conoscenza del famoso “paradosso francese”? Il consumo di vino rosso in Francia intorno agli anni Sessanta era particolarmente elevato rispetto ad altri Paesi.

Malgrado l’abbondante consumo di formaggi grassi, l’incidenza di malattie cardiovascolari era particolarmente bassa.

Si pensava che ciò fosse dovuto alla maggiore consuetudine con il vino rosso, con effetti protettivi contro il rischio di eventi cardiaci e patologie.

Effetti benefici del vino rosso sulla salute cardiaca: alcuni studi

Da lì si svilupparono diversi studi. Uno dei più importanti è il Copenhaghen City Heart Study4: è uno studio cardiologico che tenne sotto osservazione quasi 20.000 individui per ben 12 anni. Ancora una volta, a una moderata assunzione di vino rosso si associava un minor rischio di morte.

Quando parliamo di alcol ci riferiamo al vino rosso, poiché gli stessi effetti benefici non si riscontravano nei confronti dei superalcolici o di altre bevande alcoliche, come per esempio la birra.

Quindi è interessante notare come nel vino rosso siano contenute sostanze attive in grado di determinare effetti positivi sulla salute cardiovascolare.

Ci sono altri studi effettuati negli Stati Uniti che confermano i benefici di un moderato consumo di vino rosso, mentre un consumo maggiore ne ridurrebbe i benefici.

Un aspetto importante è capire le differenze nelle modalità di assunzione di vino rosso. Gli studi effettuati in Italia e in Francia danno riscontri diversi: perché?

Probabilmente è una questione culturale e di abitudine: nel nostro Paese siamo abituati a consumare il vino ai pasti, mentre in altri Paesi, come negli Stati Uniti, ma anche nel nord Europa, bere vino è più un fatto conviviale: si può bere fuori pasto assieme agli amici.

Quali sono gli effetti positivi del vino rosso?

È stato dimostrato che gli effetti benefici del vino rosso sarebbero maggiori proprio durante i pasti. Gli effetti del vino rosso sembrerebbero legati alla riduzione del profilo lipidico.

Probabilmente, i polifenoli ridurrebbero il famoso colesterolo cattivo LDL, influendo positivamente sulle lipoproteine HDL ad alta intensità, innalzando il colesterolo buono.

Il vino rosso sembrerebbe avere un effetto benefico anche sul profilo glicemico, contribuendo a ridurre gli effetti degli zuccheri nel sangue, con effetti positivi sulla riduzione del diabete di tipo 2.

Spero di averti fornito indicazioni esaustive e complete sul vino, i suoi effetti benefici ed eventuali implicazioni odontoiatriche. Non avere paura di dover rinunciare a un buon bicchiere di rosso, magari in compagnia, se ti atterrai alle mie indicazioni: ricorda che il vino rosso ha effetti benefici sulla salute, perciò sarebbe un peccato rinunciarvi!

 

 

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