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PARODONTITE, SALVARE I DENTI NATURALI: UNA RICERCA SCIENTIFICA DURATA 30 ANNI SPIEGA COME

SALVARE I DENTI NATURALI È POSSIBILE

Parodontite, salvare i denti naturali: una ricerca scientifica durata 30 anni spiega come


In Svezia, il Dott. Per Axelsson ha condotto uno studio della durata di 30 anni, durante i quale ha monitorato i 550 pazienti coinvolti nella ricerca. Nel corso del tempo ha verificato quanti denti sono stati persi, quante carie si sono formate e quanti problemi dentali e parodontali si sono presentati. I risultati di questo studio sono assolutamente eclatanti e permettono di affermare che oggi il paziente affetto da parodontite può salvare i denti naturali. Dedicati qualche minuto e leggi l’articolo per scoprire come.

La preoccupazione di ogni paziente affetto da parodontite è quella di perdere i propri denti naturali. Timore che condivido e comprendo  perfettamente, perché la perdita dei denti ha effetti sia sulla funzione masticatoria, che sull’estetica del sorriso e del volto. Non meno fastidio e preoccupazioni suscitano la mobilità dei denti o le gengive che sanguinano.

Per tutti questi pazienti arriva una bellissima notizia: i denti naturali si possono salvare o quantomeno è possibile rallentare gli effetti della parodontite. A sostegno di quanto affermato, voglio condividere con voi i risultati di una ricerca scientifica, in quanto opportuno aggiornamento.

Lo studio del Dott. Per Axelsson

In Svezia è stato fatto uno studio, condotto dal Dott. Per Axelsson, della durata di 30 anni che ha coinvolto 550 pazienti. Nel corso dell’indagine, il dott. Axelsson ha monitorato i soggetti, osservando e registrando quanti denti venivano persi, quante carie si manifestavano, quanti problemi dentali e parodontali insorgevano.

L’elemento peculiare di questa ricerca è certamente il fatto di essere una delle poche che ha monitorato un campione di 550 pazienti così a lungo nel tempo.

Rifacendosi a questo studio abbiamo la possibilità di capire cosa succede nel tempo ai denti affetti da parodontite.

Due tipologie di pazienti

Anzitutto va detto che il Dott. Axelsson nell’analisi dei risultati ha valutato i pazienti dividendoli in 2 gruppi. Da una parte, quelli che seguivano un programma preventivo di mantenimento discontinuo; e, dall’altra, quelli che venivano monitorati con un programma di mantenimento accurato che prevedeva sedute di richiamo ad intervalli regolari con un’analisi dei principali fattori.

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Risultati ottenuti con i pazienti che hanno seguito una terapia di mantenimento accurata

Andiamo ad analizzare i risultati dello studio, scaturiti dal gruppo di persone che hanno seguito una terapia di mantenimento accurata:

1) La maggior parte dei denti sono stati estratti per frattura del dente e quindi non per problemi di natura parodontale. Solo 21 denti di tutto il campione sono stati persi per parodontite o per carie.

2) Altro dato eclatante viene dal numero di denti persi esclusivamente per parodontite. Nel gruppo di pazienti giovani in 30 anni si sono persi 0,4 denti, nel gruppo di pazienti adulti la perdita media è stata di 1,8 denti.

3) La presenza di nuove carie era davvero minimo, per esattezza solo 2 nuove carie all’intero di un sottogruppo. Questo è un segnale fortissimo che dimostra come una terapia di mantenimento ben eseguita abbia prodotto effetti positivi non solo sulla parodontite ma anche nella prevenzione della carie.

4) L’indice di placca media rilevato nei pazienti era tra il 50 e il 60% all’inizio dello studio. Al termine dei 30 anni i pazienti in cura avevano un indice di placca medio inferiore al 20%. Questo sta a significare che la motivazione e le istruzioni all’igiene hanno ottenuto eccellenti risultati.

5) Il sondaggio dell’attacco clinico (PAL), che è un parametro fondamentale per stabilire la malattia parodontale e la sua evoluzione nel tempo, ha mostrato un prevalente guadagno di attacco in tutti i sottogruppi di pazienti ben mantenuti. Questo parametro si ottiene con la sonda parodontale ed esprime la distanza tra giunzione smalto-cemento e il punto più profondo di penetrazione della sonda nel solco gengivale. Vi è stato un guadagno di attacco sulle superfici riguardanti i siti interprossimali e i siti linguali. Solo a livello dei siti buccali si è assistito ad una trascurabile perdita di attacco di -0,2 mm di media

6) Il CPITN è un indice che esprime la necessità di trattamento parodontale per i diversi siti. All’inizio dello studio il 27% dei siti necessitavano di terapia parodontale, mentre alla fine dello studio l’1% . Questo dimostra il miglioramento delle condizioni parodontali nel tempo nei pazienti ben mantenuti.

Questi dati esprimono risultati eccellenti a lungo termine in pazienti che seguono una terapia preventiva di supporto accurata.

Oggi chiamiamo questo fondamentale momento nell’odontoiatria: Terapia Parodontale di Mantenimento (TPM).

Due approcci terapeutici molto diversi tra loro

C’è una notevole differenza tra due approcci terapeutici: il primo è rappresentato dalla comune “seduta di igiene” a cui forse tutti noi siamo abituati, mentre il secondo è un programma terapeutico che prevede una professionalità e un’accuratezza diversa.

Questo prevede che vengano considerati gli aspetti medici generali con costante attenzione alla salute del paziente (abbiamo già descritto l’influenza di alcune malattie come il diabete sulle parodontiti), gli aspetti comportamentali (le tecniche di igiene orale, il fumo, l’alimentazione), ed un’analisi dentale e parodontale completa.

Analisi dentale e parodontale completa

L’analisi dentale prenderà in considerazione le carie e le lesioni dentali non cariose (usure, erosioni, abfrazioni, difetti dello smalto).

L’analisi parodontale invece è eseguita con un costante sondaggio parodontale completo che valuta: indice di placca, sanguinamento al sondaggio, profondità di sondaggio, recessioni, attacco clinico, mobilità dentale e coinvolgimento delle forcazioni. Inoltre, verrano aggiornate e riviste le radiografie con cadenza periodica per migliorare il monitoraggio nel tempo.

Salvare i denti naturali è possibile perché la malattia parodontale  può essere tenuta sotto controllo

Alla luce di quanto espresso sopra possiamo sicuramente affermare  che la parodontite può essere tenuta sotto controllo con risultati lusinghieri nel tempo. Il paziente affetto da parodontite non deve più aver paura di perdere i denti naturali, anzi può cominciare una sfida per cercare di conservarli il più a lungo possibile.

Di certo la strada non è semplice, si richiede tantissima collaborazione e tanto impegno da parte del paziente, ma i risultati non tarderanno ad arrivare. Il controllo dei fattori di rischio e il controllo della carica batterica sembrano essere le armi più potenti di cui disponiamo per combattere la malattia.

Prima di chiudere, due consigli che mi sento di dare a chi soffre di parodontite: devi avere una grande volontà e devi affidarti a un Parodontologo che abbia a Cuore i tuoi denti e che sia preparato in materia, al fine di guidarti in questo cammino che può portare a risultati eccellenti a lungo termine.

In casi di dubbi o chiarimenti, non esitare a scrivermi a questo indirizzo simone@simonevaccari.it

Sarà per me un piacere darti le risposte che cerchi.

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