La scoperta del ventunesimo secolo che ha cambiato per sempre il destino della giovane Shirley Temple e quella di migliaia di persone

Il segreto di Shirley Temple, bambina prodigio del cinema degli anni ’30, che l’ha trasformata dalla vispa Riccioli D’Oro alla grande diva di Hollywood.

Tutti conoscono Shirley Temple, la Riccioli d’Oro del grande schermo che negli anni 30 conquistò il cuore di milioni di telespettatori. 

Iniziò la sua carriera nel 1931, a soli 3 anni!

Forse non lo sai, ma la sua chioma era castana e liscia.

I produttori cinematografici suggerirono però di cambiarle il look.

Per questo motivo ogni mattina la madre le sistemava i capelli in ben 56 boccoli perfetti!

Era il suo personaggio: una piccola bambina con una capigliatura riccia e dorata, vispa e molto più intelligente della sua età.

Come tutti i fanciulli in crescita, anche questo piccolo prodigio del cinema iniziò a perdere i primi denti. 

Aveva 8 anni quando si presentò davanti alle telecamere sdentata. 

Ovviamente ad Hollywood avevano una soluzione: niente poco di meno che il dentista dei vip!

Sto parlando di Charles Pincus, all’epoca considerato uno dei migliori dentisti cosmetici al mondo.

Nel 1928 venne superato il muto grazie all’introduzione del sonoro nei film.

Per tale ragione ad Hollywood stavano cercando attori che non fossero solo belli, ma sapessero anche parlare bene.

Vennero così importati attori di teatro da New York… il problema era che molti di loro avevano denti macchiati, storti o erano addirittura sdentati.

Pincus fu quindi chiamato come consulente speciale dai Fratelli Factor (se sei una donna sicuramente conoscerai i prodotti di make up della Max Factor!) e dai Fratelli Westmore, truccatori cinematografici.

Il suo scopo doveva essere quello di ideare un sistema in grado di correggere in quattro e quattr’otto quei sorrisi difettosi. 

Così inventò le sue prime “Hollywood Veneers”, cappucci rimovibili a scatto che coprissero la parte vestibolare del dente e chiudessero eventuali spazi antiestetici. 

Si trattava di sottili lamine incollate ai denti con pasta per dentiere. 

 

Quando ad 8 anni Shirley Temple si presentò sul set sdentata, Charles Pincus aveva il suo asso nella manica.

Non erano solo piccoli spazi da chiudere o imperfezioni da correggere… la piccola Temple aveva proprio le classiche “finestre!” 

Utilizzò delle faccette dentali in acrilico, una sorta di mascherina da incollare nella parete esterna del dente.

Era una cementazione temporanea con una esigua adesione all’elemento. 

Per farla breve… aveva fatto una scoperta brillante, ma non era permanete. 

All’epoca infatti non esistevano ancora adesivi che fossero in grado di legare in modo definitivo le faccette al dente e gli unici restauri disponibili erano quelli in oro. 

Puoi immaginare che a livello estetico, per quanto prestigioso sia l’oro, non fosse propriamente indicato…sopratutto in un sorriso proiettato sul grande schermo!

L’idea del dentista Hollywoodiano fu quindi geniale per il mondo del cinema e non solo: aveva inventato le prime faccette dentali.

Anche se quello di Pincus su Shirley Temple fu un capolavoro, per parlare di trattamenti permanenti dobbiamo attendere ancora qualche anno. 

Nel 1975 il dentista francese Rochette, partendo dalla strabiliante scoperta di Pincus, iniziò ad operare dei veri e propri restauri adesivi in resina composita ibrida sui denti anteriori.

In pratica capì che utilizzando la resina in composito bianco con la ceramica si ottenevano sorprendenti risultati in termini di adesione alla superficie dentale. 

Intuì che le resine presentavano il vantaggio di avere un’ottima aderenza ai tessuti duri dentali mentre le ceramiche erano superiori ad esse per estetica e inalterabilità.

Cosa ha dimostrato Rochette?

Che le faccette in ceramica incollate con resine fluide ibride alla superficie dentale non solo erano esteticamente più belle, ma anche più robuste e funzionali.

Successivamente nel 1983 Simonsen, Calamia e Horn fecero passi in avanti in tema di faccette dentali, elaborando procedure di mordenzatura con acido fluoridico.

In questo modo si determinava una maggiore durata dell’unione tra la ceramica e la resina composita.  

Come puoi capire dal 1928 ad oggi di passi in avanti in capo dell’estetica dentale ne sono stati fatti molti. 

Questo in conseguenza all’indubbia importanza che ricopre il sorriso all’interno della vita di ogni persona. 

Le faccette dentali furono menzionate per la prima volta nel 1938 nell’articolo scientifico “La costruzione della personalità e della bocca”. 

In tale documento veniva sintetizzato come la vita sociale delle persone persone possa essere migliorata in modo significativo dal sorriso. 

In particolare modo quando la bocca presenta una conformità in termini di forma, posizione e colore dei denti. 

Se sei sempre stato convinto che l’estetica dentale fosse un vezzo diventato di tendenza recentemente, leggendo quanto ti ho riportato dovrai ricrederti.

Pensa solo al fatto che quasi un secolo fa ad Hollywood avevano capito l’importanza dell’armonia del sorriso sulla vita delle persone!

Sostengo da sempre che gli americani siano anni luce avanti a tutti e la mia può sembrare un’opinione “di parte”, ma ti sto riportando dei documenti scientifici a favore delle loro tesi.

Anche la psicologia, la scienza dell’anima, è dello stesso parere. 

La psicologia definisce il sorriso come “un moto espressivo, un’espressione facciale che indica affetti positivi: felicità, tenerezza, piacere, disponibilità verso il prossimo”

Fa parte della comunicazione non verbale, uno dei 3 canali della comunicazione umana:

  • Verbale: linguaggio
  • Paraverbale: tono, volume della voce, timbro, ritmo e velocità
  • Non verbale: mimica facciale, movimenti del corpo, prossemica, postura… in una parola, il linguaggio del corpo.

In pratica con il primo canale trasmettiamo informazioni di contenuto, mentre con gli altri due gli aspetti emotivi, legati alla relazione.

L’ esponente della Scuola di Palo Alto, Paul Watzlawick, è conosciuto per i suoi 5 assiomi della comunicazione:

  • È impossibile non comunicare 
  • Esistono due livelli di comunicazione

 

  • La sequenza degli eventi definisce la relazione 
  • Canali della comunicazione
  • Interazioni complementari e simmetriche

È nel secondo assioma che riporta i due livelli di comunicazione: 

  • Contenuto
  • Relazione

Questo implica che non importa solo quello che stiamo dicendo, ma anche il modo, in particolare quando ci riferiamo ad una determinata persona in un determinato contesto.

Perché ti sto dicendo questo? 

Perché il sorriso rientra tra gli aspetti relazionali della comunicazione umana.

Ricopre infatti importanti funzioni biologiche come ad esempio la vicinanza sociale. 

Ebbene si, per l’essere umano la socialità è un bisogno vitale. 

Che tu ci creda o no le scienze sociali, ovvero quell’insieme di discipline che studiano il comportamento umano, definiscono l’uomo come “animale sociale di cultura”.

Capirai da solo che il sorriso ricopre un ruolo fondamentale per la nostra vita relazionale.

Implica un invito all’avvicinamento: è un’esortazione alla relazione sociale.

Non solo, E. Miotto afferma che grazie al sorriso è possibile abbattere le barriere personali. 

Indica “apertura” verso l’altro e viceversa: se l’altro ci sorride, capiamo che è predisposto ad interagire con noi. 

E qui ti chiedo “Ti sei mai chiesto se i sorrisi siano tutti uguali?”

Nel 1968 gli psicologi statunitensi Ekman e Friesen hanno individuato 3 tipologie di sorriso:

  • Spontaneo: coinvolge interamente il nostro volto. Comporta il sollevamento degli angoli della bocca e degli zigomi mostrando i denti.
  • Simulato: coinvolge unicamente i muscoli zigomatici.
  • Miserabile: detto anche “forzato” che si limita al coinvolgimento della zona sottostante della bocca.

I muscoli facciali coinvolti nell’atto del ridere sono due: 

  • Grande zigomatico: tende la bocca, fa esporre i denti e aumenta il volume della guancia. Essendo volontario può essere utilizzato per abbozzare falsi sorrisi.
  • Orbicolare dell’occhio: fa socchiudere gli occhi, determina quelle che in gergo chiamiamo “zampe di gallina”. Questo muscolo è invece involontario e rivela i veri sentimenti che inducono a sorridere con sincerità.

Grazie al sorriso quindi comunichiamo senza il bisogno di utilizzare le parole e allo stesso tempo siamo in grado di interpretare la predisposizione all’approccio di chi ci troviamo difronte.

Se ci rifletti, quella curva disegnata dalle labbra che ti pronuncia gli zigomi è un atto essenziale per tutti noi.

Pensa che esiste una connessione tra il sorriso e la percezione che abbiamo di noi stessi, in particolar modo legata all’autostima. 

L’autostima è una componente del nostro benessere psicologico che funziona come una sorta di “lente d’ingrandimento” capace di ingigantire o sminuire le nostre risorse personali.

In pratica, se crediamo in noi stessi riusciremo a superare qualsiasi ostacolo che si interpone tra noi ed i nostri obiettivi. 

Al contrario, una scarsa fiducia nelle proprie capacità determina l’insuccesso. 

L’autostima è quindi legata all’immagine che hai di te ed è proprio per questo motivo che è strettamente correlata al sorriso: più insoddisfazione proviamo nei nostri confronti, meno sorridiamo.

Forse non ci hai mai pensato, ma il sorriso proietta un’immagine di sé sicura. Genera fiducia verso gli altri. 

Non a caso durante i colloqui di lavoro, i candidati che riscuotono maggior successo sono quelli con un bel sorriso. 

Questo perché mentre sorridiamo trasmettiamo stima e ottimismo al nostro interlocutore, in una parola “benessere”.

Eppure rimango ancora stupito quando alcuni dei miei pazienti mi dichiarano con la voce tremante la frase:

 “Non riesco a sorridere perché mi vergogno dei miei denti”

Sono nel settore da molti anni. Queste parole le sento quotidianamente.

Ogni volta che vengono pronunciate mi arrivano dirette al cuore, trafiggendomi con una fitta dolorosa.

Il malessere dei miei pazienti, il loro disagio, le loro frustrazioni… tutto questo disagio che trasmettono mi spinge a dover trovare per loro una soluzione in grado di risolvere questo enorme problema.

Com’è una vita senza sorriso? 

Una vita senza allegria, una vita di limitazioni, una vita fondamentalmente infelice.

Per renderti vivido il concetto voglio condividere con te la storia di una mia cara paziente.

Ti invito a continuare con la lettura, perché ti assicuro che ne varrà la pena. 

Valentina aveva appena 24 anni quando un giorno si ritrovò coinvolta in un brutto incidente stradale.

Arrivarono i soccorsi e partì la corsa frenetica verso l’ospedale. 

Quando aprì gli occhi si ritrovò distesa su un letto di una clinica. Era senza forze, si sentiva spossata con grandi giramenti alla testa. 

Era però vigile e si accorse subito che qualcosa in lei non andava: non sentiva più una gamba.

Arrivò il Primario che dopo poco pronunciò le parole più agghiaccianti che le sue orecchie avevano mai sentito prima:

“C’è l’altissima probabilità che si debba procedere con l’amputazione”

Ora ti invito a metterti nei suoi panni. 

Hai 24 anni, sei nel fiore della tua giovinezza. Sei in quel momento in cui hai il diritto di sentirti spensierata e felice. 

In cui hai una visione molto ingenua del futuro che ti aspetta perché hai la testa piena di sogni, progetti irrealizzabili…ma tutto ti sembra possibile.

Un giorno ti svegli pensando di aver fatto un brutto sogno e invece quell’incubo è la tua realtà. 

Valentina inizia a piangere disperatamente. Passa i mesi più brutti della sua vita. Smette di mangiare, parlare, si chiude in se stessa.

Fortunatamente la forza e la determinazione che da sempre la caratterizzano evitano il peggio: grazie alla riabilitazione riesce a salvare la sua gamba.

Uscita da quell’esperienza traumatica raccoglie tutte le energie che le sono ancora rimaste.

Capisce che il destino le aveva dato una seconda possibilità e decide di cambiare le carte in tavola.

Vuole tornare ad essere felice e aveva bisogno di partire proprio dal suo sorriso.  

Valentina non rideva più da troppo tempo e voleva che il suo sorriso esprimesse tutta la sua vitalità. 

Dopo numerose ricerche in rete è giunta al mio studio. 

La sua storia mi aveva lasciato senza  parole e avevo un’enorme responsabilità: fare il massimo per renderla felice. 

Era interessata alle faccette dentali. 

Doveva essere un lavoro perfetto. Studiammo nei minimi particolari il sorriso impeccabile che avrebbe rappresentato la sua rinascita. 

Non era semplice trovare il sorriso che stava cercando, così le proposi la previsualizzazione. 

Hai presente le “Hollywood Veneers” di Pincus? 

Ecco il Dott. Pincus utilizzava una sorta di previsualizzazione estetica da incollare sui denti degli attori per correggere le imperfezioni che presentavano. 

Questa è quella che oggi chiamiamo mock up e che ci permette di vedere in anticipo il risultato del lavoro che andremo a realizzare.

Non ti nascondo che quando Valentina si è guardata allo specchio con la stampa del sorriso che sarebbe diventato il suo mi sono commosso. 

La gioia che esprimevano i suoi occhi era palpabile.

Il lavoro finito era spettacolare. 

Quel sorriso le ha cambiato la vita. 

Ha conquistato nuovamente la fiducia in se stessa ed è diventata un uragano!

Si è focalizzata su se stessa, sulla cura della sua persona. È addirittura riuscita a sfondare nel mondo del fitness partecipando a gare nazionali.

La mia soddisfazione più grande è stata quella di leggere le sue parole alla fine del nostro percorso. 

Posso solo dire “Vale, insieme ce l’abbiamo fatta!”

Negli ultimi due anni la mia vita è decisamente cambiata in seguito ad un grave incidente che mi ha portata a fermarmi e a guardare il mondo da una nuova prospettiva.

Avere 24 anni e vedere il mondo che va avanti mentre tu sei costretta a stare immobile su un letto per mesi non è sicuramente qualcosa di facile da affrontare. 

Nonostante tutto, questa brutta avventura si è rivelata sorprendente per avermi fatto scoprire un nuovo lato di me, la forza di sorridere nonostante la fatica, la stanchezza e lo stravolgimento totale del mio aspetto e della mia esistenza. 


Guardando avanti verso una nuova vita e una nuova versione di me stessa ho iniziato ad avere voglia di esprimere attraverso il mio sorriso tutta la mia gratitudine nei confronti di questa seconda chance che la vita mi ha donato.


Mi sono rivolta a Simone sapendo che nel campo dell’esteti

ca dentale, sarebbe stato il migliore professionista a cui affidarsi. 


Requisito fondamentale in questi casi? 

La voglia di mettersi in gioco e capire insieme ai tuoi pazienti la strada più giusta per loro.


Il percorso personalizzato che ti viene proposto da Simone tiene conto di ogni aspetto, di ciascuna richiesta e di qualunque esigenza il paziente presenti, rendendo i suoi lavori unici. 


Simone non propone un lavoro standardizzato da applicare ad una molteplicità di persone, al contrario, ogni paziente otterrà un risultato che rispecchierà la sua personalità e il suo carattere. 


Adesso posso guardare alla mia nuova vita con un nuovo sorriso e con la certezza di riuscire ad esprimerci tutta la mia gioia, la mia energia e la mia felicità di avercela fatta ed essermi ripresa la mia libertà!”
_Valentina

Se anche tu come Valentina vuoi cambiare la tua vita e riprenderti le tue rivincite partendo dal tuo sorriso chiama lo 059 292 9631 o scrivimi una mail a simone@simonevaccari.it 

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    Simone Vaccari

    Simone Vaccari

    Si diploma in Odontotecnica con il massimo dei voti nel 1994, poi presso l’Università Degli Studi di Modena e Reggio Emilia si Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria nel 1999 con la votazione di 110/110 e lode. Negli anni 2000 e 2001 frequenta diversi corsi di aggiornamento negli Stati Uniti e in particolare Los Angeles, California, dove ha la possibilità di appassionarsi e di apprendere le tecniche più moderne e innovative in tema di Estetica Dentale. Nel 2003 fonda a Modena lo Studio Vaccari dove esercita la libera professione dedicandosi prevalentemente alla protesi adesiva ed all'estetica dentale. Relatore a numerosi corsi e congressi in Italia e all’estero, è considerato un punto di riferimento internazionale sul tema delle faccette dentali in ceramica.

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